Slide La Terra sotto i Piedi Islanda 01, 2013, Ed. 5 + 2 P.A.

Stampa Giclée su carta Hahnemühle Photo Rag Pearl 320 gsm 100% cotone bianco, 40x60 cm
Slide La Terra sotto i Piedi Islanda 02, 2013, Ed. 5 + 2 P.A.

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Slide La Terra sotto i Piedi Islanda 03, 2013, Ed. 5 + 2 P.A.

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Slide La Terra sotto i Piedi Islanda 04, 2013, Ed. 5 + 2 P.A.

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Slide La Terra sotto i Piedi Islanda 05, 2013, Ed. 5 + 2 P.A.

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Slide La Terra sotto i Piedi Islanda 06, 2013, Ed. 5 + 2 P.A.

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Slide La Terra sotto i Piedi Islanda 07, 2013, Ed. 5 + 2 P.A.

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Slide La Terra sotto i Piedi Islanda 08, 2013, Ed. 5 + 2 P.A.

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Slide La Terra sotto i Piedi Islanda 09, 2013, Ed. 5 + 2 P.A.

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Slide La Terra sotto i Piedi Islanda 10, 2013, Ed. 5 + 2 P.A.

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Slide La Terra sotto i Piedi Islanda 11, 2013, Ed. 5 + 2 P.A.

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PROJECT

PERFORMANCE

Nel suo recente libro Non-Human Photography la teorica dei media e artista Joanna Zylinska propone di pensare la fotografia non solo come una pratica artistica per documentare il tempo e la memoria, ma come una pratica di creazione del mondo.

La fotografia avrebbe il potere di modellare i fatti e il modo in cui il mondo è concepito e percepito: “la fotografia è una pratica formativa della vita non solo perché rappresenta le nostre vite in vari modi, ma anche perché in realtà modella la vita. Lo fa attraverso le immagini ma anche attraverso i vari tipi di impressioni materiali che attiva – e anche attraverso le forme di percezione che genera ”(Zylinksa 2017: 7). In questo senso, la fotografia sarebbe una pratica profondamente etica, con una certa responsabilità su come il mondo viene percepito e realizzato. Inoltre per l’autrice la fotografia, sia artistica sia scientifica, è stata determinante nel riconoscimento pubblico di quello che è diventato noto come l’Antropocene, “vale a dire, l’attuale intervallo di tempo, che risale almeno alla Rivoluzione Industriale, in cui il l’essere umano è stato riconosciuto come un agente geologico che ha avuto un impatto irreversibile sulla Terra” (1) e dell’orizzonte dell’estinzione.

In questo contesto, ciò che diventa evidente è che l’opera di Patrizia Posillipo La Terra sotto i Piedi non è letteralmente rappresentativa di una catastrofe ma suggerisce, da un punto di vista molto soggettivo e sottile, come il mondo potrebbe apparire dopo l’estinzione. L’installazione concepita per lo spazio della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco nasce da una serie di fotografie dell’artista scattate in Islanda. L’opera consiste in una stampa fotografica su tela di circa 13 metri di lunghezza dispiegata lungo la navata centrale della Chiesa sulla quale una selezione di undici scatti segue una sintassi personale. In queste immagini ogni presenza umana è completamente assente se non in certe tracce, come una piccola costruzione vista da lontano.

Il tema del vulcano e la vulnerabilità del vivente, in quanto confrontata con il suo potere distruttivo o almeno con la sua costante minaccia, sono un legame con il programma di Terrestri, sebbene non l’unico. L’Islanda è una terra frammentata e complessa: sotto una fertile superficie basaltica, a volte molto verde, spesso completamente bianca, c’è il magma che, date le giuste condizioni, può improvvisamente far eruttare le montagne.

C’è poi la scelta di questo edificio ecclesiastico per presentare il progetto, fatto non casuale: proprio come la costruzione di Santa Maria delle Anime del Purgatorio è stata progettata su due livelli, con una parte superiore che si riferisce al piano terrestre e profano, e una parte sotterranea che allude al Purgatorio, qualcosa di simile sembra accadere nella terra raffigurata dalle foto di Patrizia: l’Islanda evoca una sorta di purgatorio naturale e profano, che emerge di tanto in tanto in superficie generando bellezza e talvolta disastro.

La sequenza di opere disposte sulla tela si concentra su paesaggi spesso quasi astratti che potrebbero anche appartenere a un momento futuro, forse a una situazione di estinzione. Se questa estinzione è causata dall’instabilità geologica dell’isola, dall’attività distruttiva degli umani o da tutti questi fattori allo stesso tempo, al momento non ci è dato saperlo.

Tuttavia, La Terra sotto i Piedi non solo indica la possibilità di un momento di estinzione dell’umanità, ma propone anche una visione di come la Terra potrebbe andare avanti, anche se scompariamo come specie. Questo tipo di ricerca è molto più pertinente della semplice rappresentazione di un futuro apocalittico perché ci aiuta a pensare a un tempo più ampio, più complesso e in cui probabilmente non esisteremo più come specie. Allontanarsi da una scala umana, fare lo sforzo di pensare oltre un tempo e uno spazio umani è probabilmente il principale strumento teorico che opere come questa possono darci per cercare di affrontare le sfide dell’Antropocene e immaginare nuovi scenari possibili.

Gabriela Galati

PERFORMANCE